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10 settembre 2018

GLI AMICI DI TRACCE CAHIERS D'ART – Emilio Isgrò "Godete e moltiplicatevi" • FRIENDS OF TRACCE CAHIERS D'ART – Emilio Isgrò "Enjoy and multiply". Italian / English

Emilio Isgrò durante la 54a Biennale di Venezia
scrisse nel giugno 2011 questo testo che pubblicammo
su TRACCE CAHIERS D'ART Rivista d'Arte n.15
e che qui riproponiamo per la sua attualità
GODETE E MOLTIPLICATEVI

di Emilio Isgrò

Il mondo dell’arte somiglia sempre di più al mondo del calcio mercato, con la vecchia Nomenklatura sovietica allargata a una Nomenklatura planetaria che (non per caso) vede in prima fila gli eredi mutanti di Breznev, cioè quei ricconi russi che oggi si accompagnano volentieri ai nuovi adepti arabi o cinesi, oltre che ai soliti americani.

È proprio questa Nomenklatura petrolifera, culturalmente un po’ naïve, a dettare le regole del gusto e del gioco, acquistando le merci scintillanti della Parart Globale con la stessa abnegazione ideologica con la quale un tempo acquistava i prodotti del Realismo Socialista.

Un tempo la statua d’oro di Stalin, oggi il teschio tempestato di diamanti; e questo indipendentemente dal valore estetico dell’opera in sé, che a volte, anche se raramente, può persino esserci, nonostante gli artisti siano costretti a una logorante esibizione di muscoli per dimostrare ai loro inesperti, mal consigliati compratori che ce l’hanno più lungo degli altri.

Al confronto, i vecchi petrolieri del Texas, che collezionavano Oldenburg o Warhol per darsi uno statuto culturale accettabile, fanno una certa tenerezza, quasi fossero vittime di quella sindrome puritana che di tanto in tanto riaffiora dal fondo dell’America.

Dell’Europa, invece, è meglio non parlare. Come sempre fa la figura della vecchia zia turbata, capace soltanto di dire: “Io ve l’avevo detto”. Ma alla fine, povera, si accoda anche lei, chiaramente inadatta a sopravvivere in tempi così calamitosi.

Credo che una nozione di “artisticità” generica e diffusa abbia sostituito l’”arte“ come idea forte e fondante delle identità umane. Basta fare la faccia da artisti per impressionare l’universo sbadato, mentre i veri artisti, si sa, preferiscono vestire da professori o da ragionieri, e qualche volta anche da gelatai. Mai da artisti, mai da chierici consacrati.

Fatto sta che si lavora per il pubblico (oltre tutto un pubblico con evidenti limiti culturali) e mai per se stessi. Ma l’artista che lavora unicamente per i propri destinatari, e mai per se stesso, è come l’amante che grufola e suda per soddisfare il partner nel gioco d’amore, con il risultato che alla fine non gode lui e non gode lei.

Il piacere dell’arte e della scrittura non può essere soltanto di chi la fruisce, ma anche, se non soprattutto, dell’artista che la pratica in prima persona. Altrimenti sarà un coito ininterrotto, disperato: se io non godo, non godi nemmeno tu.

Neppure i cardellini cantano per il piacere esclusivo degli uomini. E tuttavia non è una sorte ineluttabile: basta una spallata, anzi una spallatina… Godete, artisti. Godete, angeli. Godete e moltiplicatevi.

Emilio Isgrò, giugno 2011, durante la 54a Biennale di Venezia
pubblicato sulle pagine della Rivista Tracce Cahiers d'Art n.15.



EMILIO ISGRÒ espone alla Casa Museo Centro Studi Osvaldo Licini
di Monte Vidon Corrado, in provincia di Fermo, nelle Marche
LETTERE è il titolo della mostra a cura di Marco Bazzini e Daniela Simoni.
In collaborazione con Archivio Emilio Isgrò di Milano.
In mostra opere dallo Studio Guastalla. Fino al 4 Novembre 2018


ENJOY AND MULTIPLY
written by Emilio Isgrò*

The world of art is more and more like the world of football market, with the old Soviet Nomenklatura enlarged to a planetary Nomenklatura which (not by chance) sees Breznev's mutant heirs in the first row, that is, those Russian riches willingly accompanying today to new Arab or Chinese adepts, as well as the usual Americans.

It is this Nomenklatura of oil, culturally a bit naïve, to dictate the rules of taste and play, buying the glittering goods of the Global Parart with the same ideological abnegation with which it once bought the products of Socialist Realism.

Once the golden statue of Stalin, today the diamond-studded skull; and this regardless of the aesthetic value of the work itself, which sometimes, even if rarely, may even be there, despite the artists being forced to a wearisome muscle-building to prove to their inexperienced, ill-advised buyers that they have it longer than others.

By comparison, the old Texas oilmen, who collected Oldenburg or Warhol to give themselves an acceptable cultural status, gave a certain tenderness, almost as if they were victims of that Puritan syndrome that from time to time emerges from the bottom of America.

On the other hand, it is better not to talk about Europe. As always it does the figure of the old troubled aunt, only able to say: "I told you so". But in the end, poor, she too is queued, clearly not suitable for surviving in such calamitous times.

I believe that a generic and widespread notion of "artisticism" has replaced "art" as a strong and fundamental idea of ​​human identities. Just make the face of artists to impress the careless universe, while true artists, you know, prefer to dress as professors or accountants, and sometimes even ice-cream men. Never by artists, never by consecrated clerics.

The fact is that they work for the public (over all a public with obvious cultural limitations) and never for themselves. But the artist who works only for his recipients, and never for himself, is like the lover who crumples and sweats to satisfy the partner in the game of love, with the result that in the end he does not enjoy and does not enjoy her.

The pleasure of art and writing can not only be enjoyed by the user, but also, if not above all, by the artist who practices it in the first person. Otherwise it will be an uninterrupted, hopeless coitus: if I do not enjoy, you do not enjoy either.

Even the goldfinches do not sing for the exclusive pleasure of men. And yet it is not an ineluctable fate: just a shoulder, or rather a shoulder... Enjoy, artists. Enjoy, angels. Enjoy and multiply.

* Written by the italian artist and poet Emilio Isgrò in Venice, Juin 2011, during the fifty-fourth Venice Biennale.
This text has already been published on the pages of Tracce Cahiers d’Art art magazine n.15 and now it has been re-proposed by us to the Friends of Tracce Cahiers d’Art for its relevance.